Arxivar per Març 2008

Determination of the heroes

Març 30, 2008

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“Reckoning himself the spokesman of truth, Le Duc Tho acted as if he had nothing to do with our manner of leading negotiations: making concessions was immoral to him, except for when an overriding reason of supreme order intervened; and on the other hand he was more than ready to wait indefinitely for us to give in. He was determined to find a privileged spot in the epic pantheon of Vietnamese wars […] And in fact, there is no doubt that Le Duc Tho had the makings of a hero: but the thing we realized only too late –and that, in the United States, many never came to realize- is that heroes are such only thanks to a monomaniacal determination. Rarely are they pleasant persons: their rigidity is a close relative of fanaticism, and skills that characterize them are certainly not those needed for peace negotiations.”

Henry Kissinger on Le Duc Tho (White House Years,1979), the Vietnamese revolutionary who fought French colonial occupation in Vietnam for 24 years, spending 11 of them in prison and that later in 1956 masterminded, among others, the communist insurgency against the government of Southern Vietnam. They stroke a deal aimed at ending American official involvement in the Vietnam war (1965-1973) after 3 years of secret talks with the Paris Peace Accords in 1973. Both were awarded the Nobel Peace Price for such agreement: Le Duc Tho refused it arguing that “there is not yet peace in my land”, Kissinger kindly declined collecting the award and sent the U.S. ambassador to Norway instead.

North Vietnam (taking advantage of USA withdrawal and incurring in continuous violation of the cease-fire agreements) went on figthing till claiming victory against South Vietnam in 1975.

Anuncis

Resistenza (III): Il Canto di Ulisse

Març 7, 2008

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La democrazia del secolo XX ha svuotato di significato , banalizzandola, una delle parole piu’ nobili della storia dell’uomo : la liberta’. Una parola che andrebbe pronunciata pochissime volte, per rispetto. Con un’eccezione: quando si vive sotto occupazione militare o controllo politico.

 

Nel corso della storia, ciclicamente, in tanti ne hanno corrotto e logorato il significato profondo, primigenio, vissuto, sofferto. Contro tanta demagogia, ricordiamo alcuni tra i versi piu’ belli e veri della Comedia di Dante. Alle porte del Purgatorio incontriamo Catone che, per natura poco portato al compromesso, volle difendere la Repubblica contro il suo grande aggressore : Giulio Cesare. Sapendo dell’arrivo imminente del conquistatore della Gallia, e rifugiandosi nelle Province ad Utica, osserva come i suoi abitanti, all’inizio pronti a difenderla fino all’ultimo, cominciano a perdersi d’animo a poco a poco, e a proporre la resa a Cesare; ma l’Uticense, unico suicida sfuggito all’Inferno, si toglie la vita senza venire a patti. Eccone, umile e solenne, la sintesi in bocca di Virgilio, parlando del pellegrino Dante a Catone :

 

Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Tu ’l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte

 

Et plagui ara grair la seva arribada :
Llibertat va cercant, que és tan preuada,
com be’ sap qui per ella rebutja la vida
Tu ho saps be’,que per ella
No et va ser amarga a Utica la mort

 

Ma la liberta’ si nasconde anche e soprattutto nella qualita’ della volonta’. Lo capi’ Ulisse, in cui Dante scolpisce i confini inafferrabili della lotta per sovrastare i poteri e i destini che si intuiscono prescritti da un’onnipotenza che ci sfugge, ma anche da maggioranze figlie dell’inerzia.


Il suo viaggio finale comincia con l’esortazione ad una vita in cui si voglia « divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore »

 

“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

 

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente

 

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza»

 

E conclude con Dante segretamente ammirando l’uomo che ha osato sfidare il potere alla difesa del quale il poeta ha dedicato la sua opera:

 

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

 

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

 

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,
infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso ».

 

Versos tan importants, tan memorables, que fins i tot en el món mecanitzat i sense horitzó d’Auschwitz/Birkenau, qui els coneixia, no els va oblidar: com Primo Levi quan, transportant olles gegants de cinquanta quilos curulles de sopa aigualida amb el seu company de desgràcia Jean, intentava traduir-li a la desesperada els versos del cant XXVI: “Ho bisogno che tu capisca, ho bisogno che tu capisca…”