Resistenza (III): Il Canto di Ulisse

La democrazia del secolo XX ha svuotato di significato , banalizzandola, una delle parole piu’ nobili della storia dell’uomo : la liberta’. Una parola che andrebbe pronunciata pochissime volte, per rispetto. Con un’eccezione: quando si vive sotto occupazione militare o controllo politico.
Nel corso della storia, ciclicamente, in tanti ne hanno corrotto e logorato il significato profondo, primigenio, vissuto, sofferto. Contro tanta demagogia, ricordiamo alcuni tra i versi piu’ belli e veri della Comedia di Dante. Alle porte del Purgatorio incontriamo Catone che, per natura poco portato al compromesso, volle difendere la Repubblica contro il suo grande aggressore : Giulio Cesare. Sapendo dell’arrivo imminente del conquistatore della Gallia, e rifugiandosi nelle Province ad Utica, osserva come i suoi abitanti, all’inizio pronti a difenderla fino all’ultimo, cominciano a perdersi d’animo a poco a poco, e a proporre la resa a Cesare; ma l’Uticense, unico suicida sfuggito all’Inferno, si toglie la vita senza venire a patti. Eccone, umile e solenne, la sintesi in bocca di Virgilio, parlando del pellegrino Dante a Catone :
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Tu ’l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte
Et plagui ara grair la seva arribada :
Llibertat va cercant, que és tan preuada,
com be’ sap qui per ella rebutja la vida
Tu ho saps be’,que per ella
No et va ser amarga a Utica la mort
Ma la liberta’ si nasconde anche e soprattutto nella qualita’ della volonta’. Lo capi’ Ulisse, in cui Dante scolpisce i confini inafferrabili della lotta per sovrastare i poteri e i destini che si intuiscono prescritti da un’onnipotenza che ci sfugge, ma anche da maggioranze figlie dell’inerzia.
Il suo viaggio finale comincia con l’esortazione ad una vita in cui si voglia « divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore »
“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza»
E conclude con Dante segretamente ammirando l’uomo che ha osato sfidare il potere alla difesa del quale il poeta ha dedicato la sua opera:
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,
infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso ».
Versos tan importants, tan memorables, que fins i tot en el món mecanitzat i sense horitzó d’Auschwitz/Birkenau, qui els coneixia, no els va oblidar: com Primo Levi quan, transportant olles gegants de cinquanta quilos curulles de sopa aigualida amb el seu company de desgràcia Jean, intentava traduir-li a la desesperada els versos del cant XXVI: “Ho bisogno che tu capisca, ho bisogno che tu capisca…”
Març 10, 2008 at 2:55 pm
Jo em pregunte si la democràcia és l’eina o la finalitat.
A l’enciclopèdia catalana es parla de “Doctrina política que defensa la intervenció del poble en el govern i en l’elecció dels governants”. Això en la pràctica s’arregla amb el dret a vot amb una certa periodicitat, cosa que majorment aprofita per satisfer la fam democràtica del poble.
És compatible, per tant, el capitalisme amb els seus creixents interessos econòmics i una democràcia real? Segurament el bipartidisme que s’imposa a l’estat espanyol ens suggereix alguna resposta al respecte.
Jo ho tinc clar, no tinc vergonya de dir que el que importa no és el dret a vot sinó la justícia social. I pense que les reivindicacions de sufragi universal porten implícitament la teoria que si tothom vota, les polítiques de l’estat seran bones per a la majoria. Per a això es van inventar els sistemes electorals, per a evitar que l’impacte de la voluntat popular siga el mínim possible, i assegurar l’estabilitat política, o siga, l’estabilitat econòmica.
Jo estic per la justícia social.
Març 14, 2008 at 9:53 am
Infatti, quello che Ulisse chiede ai suoi con quelle parole è di sfidare i dei andando oltre le colonne di Ercole, di essere,quindi, liberi.
Bel post, grazie.
I a Auschwitz, al bell mig de l’infern, la poesia va ser “com un toc de trompeta, com la veu de Déu. Durant un moment he oblidat qui sóc i on sóc”
http://blocs.mesvilaweb.cat/node/view/id/72539
Març 17, 2008 at 12:55 am
A mio avviso, la libertà non è frutto della democrazia. Infatti, credo che la libertà è qualcosa giocoforza individuale, che si sente svincolatamente, oltre ció che fissi il potere del popolo. Sono finiti i mesi del Grande Terrore della Rivoluzione Francese. Sono purtroppo finiti. Dov’è la gente che faceva quei discorsi, che, implicitamente, cominciavano sempre con le parole: “Certamente questo sarà l’ultimo discorso che da me sentirete, perché presto saró raggiunto dal segugio della morte che voi rappresentate”. Qui, Camille Desmoulins; qui, molti altri. Ma non tutti, ma non ora, ma, certamente, non qui, nella Catalunya. Per chè? Manca lo spirito, e senza spirito -che é qualcosa futile, semplice, rarefatto, inane-, senza lo spirito, niente reale si puó fare, perchè nemmeno puó essere immaginato per i sudditi del schiavo Felipe V El Animoso, ma che non aveva anima. Quindi, prima spirito!, e poi fatti!